Quante volte mi sono trovato davanti a un progetto che, ai miei occhi di designer, era palesemente mediocre, ma che al cliente sembrava perfetto? E quante volte, invece, ho visto lavori brillanti scartati o ignorati perché il committente non riusciva a coglierne la qualità e il valore?
Spesso, nel mondo del design, non esiste una vera cultura della valutazione estetica e funzionale. Il giudizio si affida a criteri superficiali: l’immagine piacevole, il testo divertente, i colori vivaci. A volte, addirittura, pesa più la simpatia verso chi ha creato il progetto rispetto alla qualità oggettiva del risultato.
BELLO o brutto?
La corretta valutazione di un progetto grafico discende principalmente dalla capacità di osservare. Guardare non significa vedere. Per vedere davvero occorre educare lo sguardo e questa educazione richiede tempo, attenzione e studio continuo. Il vero ostacolo è che spesso chi deve approvare un progetto non ha esperienza sufficiente per notare e soppesare tutti gli aspetti tecnici e comunicativi.
In questi casi, la valutazione del progetto si basa sulla percezione soggettiva di “bello” o “brutto”, tralasciando l’aspetto fondamentale: la sua efficacia comunicativa e funzionale.
LA DEA BENDATA
Se è vero che creare design richiede talento e preparazione, è altrettanto vero che la capacità di valutare un buon design è un’abilità preziosa che viene troppo spesso trascurata. In altre parole, un professionista che sa valutare correttamente un progetto è prezioso quanto colui che lo realizza. Spesso questa verità resta ignorata: così accade che design ottimi vengano bocciati e lavori mediocri siano celebrati con entusiasmo.
Come accade allora che, nonostante tutto, a volte emergano lavori davvero eccellenti? Sovente è la fortuna a venirci in aiuto: capita che una persona, magari inconsapevolmente, approvi un progetto perché colpito da un dettaglio marginale che si trova all’interno di una proposta di grande qualità.
In questo scenario, la buona riuscita di un lavoro avviene quasi incidentalmente.
il compito del designer
Come designer, credo sia nostro dovere non soltanto creare, ma anche educare. Spiegare ai clienti il valore di ciò che vedono, aiutarli a capire cosa distingue davvero un progetto buono da uno mediocre. Fornire criteri, esempi, contesti, e ragionamenti.
È un percorso lungo e difficile, che richiede pazienza e impegno. Ma è anche l’unica strada per far sì che, in futuro, la qualità non dipenda più dal caso, ma da una vera e propria cultura del design.
Abbiamo parlato di Design su bertini.marketing:
#DesignCulture #VisualCommunication #ClientEducation #GraphicDesignMatters


