Credo che l’origine delle creazioni più discutibili vada ricercata nell’interazione disfunzionale tra due mondi: quello dei designer – spesso criticati dai clienti – e quello degli stessi clienti, le cui richieste finiscono spesso per essere accettate (o subite) acriticamente dai professionisti.
Non è raro che un committente richieda un progetto kitsch o di cattivo gusto e, nonostante il dissenso del designer, l’opera finale prenda comunque forma. Eppure, sorprendentemente, chi la osserva talvolta ci trova persino un certo fascino, semplicemente perché non siamo abituati a mettere in dubbio ciò che vediamo.
UN MONDO DI DESIGNER
Oggi discutere di design è diventato semplice come parlare di sport, auto o meteo: chiunque si sente “esperto”. Scegliamo piastrelle per il bagno, servizi per la tavola o lampadari per il soggiorno senza rivolgerci a un professionista, e il risultato – osservabile in molti appartamenti standard – è sempre lo stesso.
Dietro a oggetti eccentrici, come il celebre water dorato, c’è sempre qualcuno che li immagina, li ordina e li fa produrre. E se fossero le stesse persone a immaginare tutto il resto dell’arredamento?
TUTTA COLPA DEI CLIENTI?
La cattiva progettazione nasce anche da designer mediocri: senza di loro, le idee più bislacche dei clienti rimarrebbero sulla carta. Spesso i professionisti pensano sia inutile e costoso opporsi, e danno il via libera. Allo stesso modo, un committente preparato che si affidi a un designer improvvisato otterrà comunque un risultato scadente, che poi finisce per essere copiato in serie.
In fondo, la responsabilità ricade quasi sempre sul designer: del resto, i clienti non hanno alcun obbligo di possedere un gusto raffinato, e molti sono sollevati dal non dover progettare da soli.
Abbiamo parlato di Design su bertini.marketing:
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