Ho gestito per diversi anni marketing e vendite in un’azienda che vendeva anche attraverso il canale telefonico outbound.
“Buongiorno Signora, sono … e la chiamo da …”
Dura come il ferro. Chiusure immediate, a volte brusche. Altre volte, invece, conversazioni lunghissime: alcune sembravano incontri di fioretto, altre veri match di MMA.
Tassi di conversione? 2–3%.
l’arte della vendita
Eppure si tratta di un’arte. Preparazione minuziosa, scalette scritte e riscritte, argomentazioni affilate, obiezioni anticipate e controargomentazioni testate.
Le prime chiamate andavano sempre a vuoto.
Poi arrivavano i momenti di condivisione tra operatori, gli aggiustamenti, l’ottimizzazione. E infine i miglioramenti.
bot: sì o no?
Oggi ricevo spesso chiamate da bot.
Non parlo di truffe, ma di aziende che scelgono consapevolmente di sostituire la voce umana con una sintetica.
Una voce piatta e impersonale (peraltro fuori dal tempo, in epoca di AI) che mi augura “buona giornata” e cerca di vendermi qualcosa.
Personalmente, non mi sento di condividere questa strategia. Ne faccio una questione di rispetto per il cliente.
Stiamo irrompendo nella sua giornata, sul suo dispositivo personale, per chiedergli di acquistare da noi qualcosa a cui non stava pensando, ma non vogliamo fare lo sforzo di parlarci davvero?
Capisco le ragioni economiche so bene quanto sia difficile rendere sostenibile il canale outbound.
Ma la vendita è uno scambio di valore, e il successo nel lungo termine non può prescindere dall’equilibrio.
Abbiamo parlato di AI e Human Intelligence su bertini.marketing:
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